Giardini Condivisi: come creare un orto di “tutti” in città

Arriva dal Nord Europa questa pratica originalissima, che sta prendendo piede anche in alcune delle nostre città, come Roma e Milano: si chiamano “giardini condivisi” e sono degli spazi verdi di “natura ornamentale oppure orticola”. Pensate che il vostro quartiere debba essere migliorato? Volete condividere un orto? La prima cosa da fare è parlarne con i vostri vicini per capire come creare un orto che sia di tutti e che renda più belle le nostre città.

Roma e Milano: i giardini condivisi guadagnano sempre più “terreno”

Giardini-Condivisi-Italia

Nella loro apparente semplicità gli orti urbani e i giardini condivisi stanno diventando una proposta sempre più concreta di approccio alternativo che risponde sia alla crisi urbana sia alle note criticità legate all’attuale modello alimentare come l’inquinamento, lo sfruttamento del lavoro, gli sprechi. La riappropriazione degli spazi pubblici diventa un gesto per dare nuovi significati ai conflitti di sempre: città-campagna, cittadino-istituzione, locale-globale.

E’ recentissima la notizia che arriva da Milano, dove il progetto del Comune ha lo scopo di riportare in vita le piccole aree verdi abbandonate in città: aiuole, angoli remoti dei giardini pubblici, prati nati in zone di cantieri mai partiti. Il Comune metterà a disposizione dei ‘giardinieri civili’ una recinzione per proteggere piante e ortaggi, e l’allacciamento alla rete idrica. Spetterà invece ai contadini di città pagare le spese dell’acqua usata per irrigare i minuscoli campi.

L’idea di fare maturare insalata e verdure fra semafori, linee tranviarie e uffici viene sostenuta da anni da associazioni come Ortodiffuso. E anche a Milano ha preso piede il guerrilla gardening: coltivazioni ‘clandestine’ fatte di notte su spartitraffico e piccoli fazzoletti di verde abbandonati. Ora che il progetto ha il timbro del Comune, però, chi vuole piantare semi dovrà farlo nel rispetto di alcune regole: non potranno usare pesticidi, sono vietate le coltivazioni Ogm, non dovranno dividere le coltivazioni in appezzamenti recintati più piccoli.

I partecipanti al progetto degli orti urbani considerano questa esperienza come una delle tappe di un percorso più ampio che ha come obiettivo la riconquista del diritto alla partecipazione diretta del cittadino nella gestione dei beni e degli spazi.

 
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